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Massaggio cardiaco? Non neghiamolo a nessuno
La rianimazione cardiopolmonare (RCP) effettuata soltanto mediante massaggio cardiaco e senza respirazione bocca a bocca salva più vite di quella tradizionale. Lo dimostra uno studio pubblicato sul prestigioso Journal of American Medical Association.
 
La rianimazione cardiopolmonare è una tecnica di primo soccorso che può - in alcune circostanze - essere determinante per salvare la vita di un infortunato. Lo scopo di tale manovra è quello di mantenere ossigenato il cervello e il muscolo cardiaco, insufflando con forza aria nei polmoni e provocando, per mezzo di spinte compressive sul torace, un minimo di circolazione del sangue. La RCP fa guadagnare all’infortunato o alla persona che ha avuto un malore tempo prezioso in attesa che arrivino i soccorsi.
 
Le più recenti linee-guida dell’American Heart Association hanno stabilito che la respirazione bocca a bocca può essere trascurata del tutto, concentrandosi sul ‘massaggio cardiaco’. Michael R. Sayre della Ohio State University spiega: “Chi pratica una RCP su un infortunato dopo aver chiamato i soccorsi deve limitarsi a effettuare le compressioni del torace: ci auguriamo che questo metodo più facile contribuisca a far aumentare le RCP effettuate, per ora purtroppo ferme al 25% dei casi di arresto cardiaco in luogo pubblico”.
 
Quando una persona cade a terra esanime per un malore, la maggior parte dei presenti si limita a comporre un numero d’emergenza ma non effettua RCP: questo si traduce in tassi di sopravvivenza intorno al 6% per chi viene colpito da un arresto cardiaco in strada. Un recente studio ha suggerito che gli operatori dei numeri d’emergenza (in Italia il 118, negli Usa il 911 per esempio) debbano fermamente indurre il chiamante a effettuare una rianimazione cardiopolmonare (RCP) sulle vittime di malori e arresti cardiaci fornendogli istruzioni via telefono: si stima che se ciò avvenisse la percentuale di sopravvivenza salirebbe al 12%.
 
I dati dello studio pubblicato sul JAMA sono ancora più incoraggianti e netti: i ricercatori dell’Arizona Department of Health Services di Phoenix coordinati da Bentley J. Bobrow hanno monitorato 4415 casi di arresto cardiaco in ambito non ospedaliero avvenuti tra 2005 e 2009 in Arizona: in 2900 di questi la vittima non ha ricevuto nessun tipo di RCP, in 666 casi RCP convenzionale e in 849 casi RCP senza respirazione bocca a bocca. È emerso che il tasso di sopravvivenza è stato del 5,2% con nessun tipo di RCP, 7,8% con RCP convenzionale e 13,3% con RCP senza respirazione bocca a bocca.

08.10.2010

Fonte:
Cone DC. Compression-only CPR: pushing the science forward. JAMA 2010; 304: 1493-5 doi:10.1001/jama.2010.1420.


Parole chiave: rianimazione cardiopolmonare, massaggio cardiaco, primo soccorso, american heart association,
 
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A cura di Think2it